Con l’Avvocato Francesco Sbordone parliamo del post Covid-19

Siamo in compagnia dell’ Avvocato Francesco Sbordone, nonché Professore Ordinario di Diritto Privato, che ringrazio per aver accettato il mio invito rendendosi disponibile nel mettere a disposizione la sua competenza e la sua professionalità.

Avvocato Francesco Sbordone
Avvocato Francesco Sbordone

Benvenuto Professor Francesco Sbordone su OggiQuotidiano, vuol presentarsi ai nostri lettori?

Insegno Istituzioni di Diritto Privato nel Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università della Campania “Luigi Vanvitelli” (ex Seconda Università degli Studi di Napoli). Esercito la professione di Avvocato a Napoli in uno studio “a conduzione familiare” di antica tradizione (si direbbe oggi, uno studio boutique). Il duplice ruolo mi gratifica molto anche se l’impegno è notevole. L’aver studiato e pubblicato sotto la guida del mio Maestro, il Prof. Pietro Perlingieri, oltre ad essere motivo di grande orgoglio, mi ha consentito di acquisire un metodo solido indispensabile anche nell’esercizio quotidiano della professione.

Quali, secondo Lei, potevano essere delle linee guida da seguire, che non sono state contemplate nei decreti, per quanto riguarda il vostro settore durante il momento di emergenza?

Si sarebbe potuto fare di più e meglio. Ma l’eccezionalità dell’evento, a cui nessuno era preparato, non lo ha consentito. Probabilmente, appena iniziata l’emergenza, si sarebbe dovuto implementare il funzionamento dei sistemi del PCT (processo civile telematico) e il sistema della trattazione scritta delle udienze. Ora, finita la fase emergenziale, bisognerebbe gradualmente riprendere, con tutte le cautele possibili, l’ordinario svolgimento delle attività giudiziarie. Il criterio, però, non può essere generale: dipende dalle dimensioni della sede giudiziaria, dal numero medio di avventori, dal luogo in cui è situata. Immagino, ad esempio, ciò che avviene normalmente presso il Tribunale di Napoli dove, per raggiungere le aule di udienza e le cancellerie, è necessario l’uso di ascensori in numero appena sufficiente: come fare a garantire in quelle condizioni le misure minime di distanziamento sociale?

Quali sono i protocolli di sicurezza, per l’emergenza Covid-19, che ha adottato nel suo studio legale?

Dalla ripresa delle attività abbiamo ridotto al minimo possibile gli incontri e le riunioni in presenza con i clienti che, possibilmente, continuano a svolgersi da remoto. In ogni caso, mai più di 4 persone in sala riunioni con distanza di circa 1,5 metri e mascherina obbligatoria. Ciò dopo aver misurato la temperatura all’ingresso e aver offerto del gel disinfettante. Non usiamo ancora l’aria condizionata e procediamo periodicamente ad una sanificazione dei locali.

9 marzo, sospensione dell’attività giuridica, causa emergenza fino allo scorso 11 maggio: quali sono le maggiori difficoltà che voi professionisti forensi state incontrando nel riorganizzare il lavoro?

Sono sostanzialmente legate a due fattori. Il primo è costituito dalle difficoltà di accesso alle strutture giudiziarie per compiere alcune attività diverse dall’udienza (richiesta di copie, consultazione di fascicoli, notifiche a mezzo ufficiale giudiziario): è necessario prenotarsi per il loro svolgimento e ciò rallenta e complica il nostro lavoro. Il secondo è rappresentato dalla ​difficoltà di mantenere il giusto contatto tra l’avvocato, la parte e giudice in assenza dell’udienza “in presenza”.

Cosa ne pensa della scelta di alcuni avvocati nel sollecitare i parenti delle vittime Covid-19, ad intentare cause contro i medici che si trovano a fronteggiare l’emergenza?

Non commento!

L’improduttività della giustizia incide in maniera negativa su molteplici fattori, tra cui la vita stessa dei cittadini; secondo Lei, come mai gli stessi non si ribellano a questo stato che, per l’appunto, contribuisce ad intaccare una situazione generale di per se compromessa?

La questione è molto complessa. Il perché i cittadini non si ribellano attiene probabilmente alla percezione delle urgenze e delle priorità. Non soltanto queste sono condizionate dai mass media e dai social, che lavorano per la ricerca dei grandi numeri. La questione giustizia, intesa come la degenerazione del sistema di autogoverno della magistratura di cui molto si discute, è certamente rilevante e suscita interesse nel cittadino. La diversa questione che attiene all’efficienza del sistema giustizia è, probabilmente, meno percepita dall’utenza comune e più avvertita dalle categorie professionali coinvolte. Su tutto, però, grava un fenomeno stutturale, in quanto tale prioritario: la gran parte degli italiani è occupata-preoccupata su come arrivare a fine mese; i livelli stipendiali medi sono poco proporzionati al reale costo della vita. L’efficienza della giustizia, quindi, non costituisce una priorità. Bisogna poi precisare che non ovunque vi è inefficienza: ci sono realtà giudiziarie molto ben organizzate (penso, ad es., al Tribunale di Torino) e realtà che, con i pochi mezzi a disposizione, fanno comunque bene. La soluzione è negli investimenti, economici e formativi, che lo Stato dovrebbe garantire.; ed anche nella semplificazione delle procedure che però non dovrebbe mai realizzarsi in pregiudizio dei diritti fondamentali, di rango costituzionale, connessi al giusto processo.

Il fermo delle udienze, a causa del Covid-19, quali conseguenze irreparabili ha generato?

Per fortuna di irreparabile non c’è nulla salvo…

In conclusione, ringraziandola del tempo concesso, volevo soddisfare una mia curiosità dettata dal “digiuno” della materia: negli atti giuridici, spesso, si fa molto uso di parole altisonanti ed enfatiche, alle volte quasi indecifrabili … ma sono davvero necessarie? Non si potrebbero usare terminologie alla portata di tutti?

L’uso di un linguaggio tecnico è indispensabile nel contesto giusto, cioè degli addetti ai lavori. Molte cose potrebbero essere rappresentate a chi non lo è in modo più semplice. La semplicità però è strettamente collegata alla comprensione di ciò di cui l’addetto ai lavori discute: a volte più il linguaggio del narratore è complesso meno lo stesso narratore ha compreso ciò di cui parla. ​Sono io a ringraziarLa per la piacevole conversazione.

Confermo l’aver condiviso una piacevole conversazione; nell’ascoltare professionisti di grande esperienza e preparazione si impara sempre qualcosa di nuovo.

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