Per favore non chiamateci scuole

All’art. 1 lettera k dell’ultimo Dpcm, gli istituti di formazione professionale privati sono stati accomunati alle scuole pubbliche e alle Università e, quindi, è stato fatto loro divieto di svolgere lezioni in presenza. Possono, però, fare didattica a distanza, on line. Perciò, sulla base del codice Ateco cui appartengono, la loro attività non è sospesa. Ma è proprio per tali ragioni che tutte le scuole di Cinema, Musica, Teatro, Danza, Fotografia, Fumetto, Animazione, Videogames d’Italia, rischiano di chiudere, nessuna esclusa.

Per questo è necessario fare chiarezza. Non si tratta di generiche scuole pubbliche, ma di imprese private, associazioni culturali e no profit, che offrono un prodotto culturale, formativo e commerciale unico, non intercambiabile. Fondato sull’eccellenza dei propri docenti, spesso artisti di fama internazionale, che solo grazie al rapporto laboratoriale, pratico e artigianale, riescono a trasmettere le proprie conoscenze ed esperienze agli studenti. Di imprese che hanno fatto investimenti importanti in ambito tecnologico, infrastrutturale, di hardware e software, per rendere i propri allievi competitivi sul mercato internazionale del lavoro. Che sopportano spese ingenti per l’affitto dei locali, le utenze, licenze e quant’altro. Di realtà che esistono da moltissimi anni e che, nel corso del tempo, hanno creato migliaia di professionisti che si sono affermati in Italia e all’estero. E questa formazione, ad alto tasso di specializzazione, non può essere in alcun modo erogataesclusivamente attraverso la formazione a distanza, che, pur con le sue potenzialità, non può assolutamente offrire lo stesso livello formativo, posizionandosi peraltro in una diversa fascia di mercato, con altri operatori e modelli culturali e di business.

Gli istituti di formazione professionale privati, non sono scuole ma imprese, al di là che siano, associazioni culturali, srl, ditte individuali o spa perché, al pari di ogni altra impresa, fabbriche, librerie, musei, negozi, bar, ristoranti, studi professionali o botteghe artigiane, sono in grado di garantire immediatamente il rispetto di tutte le misure di sicurezza e tutela della salute, previste per lavoratori e clienti: dal distanziamento sociale alle mascherine, dalla sanificazione alla regolamentazione del flusso di persone. E anche da un punto di vista dell’impatto sulla mobilità cittadina, non sono assolutamente paragonabili a una scuola pubblica, piuttosto a una libreria medio-grande, con la differenza, però, di avere sempre la stessa clientela e quindi di ridurre notevolmente le possibilità e la circolazione del contagio.

Per rappresentare tutte queste ragioni, è nato a Roma CO.R.S.A. (Comitato Romano Scuole d’Arte), un comitato, per ora cittadino e regionale, che in tempi brevissimi si pone l’obiettivo di diventare nazionale, con lo scopo di chiedere al Governo e alle Istituzionidi porre rimedio a questo equivoco.Ovvero di non inserire, nel prossimo Dpcm, gli istituti di formazione professionale artistica, insieme alle scuole pubbliche e di prevedere, come per tutte le altre imprese private e i comparti produttivi del Paese, tempi e modalità di ripresa certi delle lezioni in presenza. Perché per ogni impresa, anche quelle culturali e di formazione, è indispensabile programmare. L’alternativa è la chiusura e il fallimento, con la perdita di migliaia di posti di lavoro e la negazione, agli studenti, del diritto costituzionale allo studio e alla libera scelta del proprio percorso formativo (Art. 33 e 34 della Costituzione), nonché il decadere del principio di sussidiarietà orizzontale, anch’esso previsto in Costituzione all’ art. 118 ultimo comma.

Il Comitato ha anche già redatto, in una sorta di “manifesto” le proprie istanze e creato un sito dove è possibile aderire, da parte di tutti gli istituti d’arte professionali privati, con la determinazione ma anche la disperazione di chi sa di combattere una battaglia determinante per la propria sopravvivenza, di quella delle migliaia di lavoratori del settore e per i diritti di migliaia di studenti e delle loro famiglie.

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