Italia e Futuro: la riflessione di Luigi Snichelotto

Luigi Snichelotto, presidente AssoMiMe (Associazione Mezzogiorno Italia Mediterraneo Europa), imprenditore e partner McDonald’s si esprime sugli scenari economici futuri dell’Italia nella fase di rilancio.

Luigi Snichelotto

Signore e Signori, si recita a soggetto! Se ne sentono di tutti i colori, detrattori, sostenitori, positivisti, negativisti. Siamo tutti più che perplessi, forse in attesa che qualcuno o qualcosa ci possa cavar fuori da questa situazione, ma definitivamente, abolendo la provvisorietà, le certezze e tutte quelle che oggi appaiono pressappochiste e mendaci!

Ora che buona parte di accademici e benpensanti credono di aver superato, erroneamente crediamo, la fase del rischio vita / salute, perché abbiamo già dimenticato, immantinente, le privazioni e limitazioni della nostra libertà, dei nostri diritti, della nostra mobilità. Solo poche settimane fa ci inchiodavano ai nostri domicili senza soluzione di continuità e cominciamo, timidamente, solo oggi, a comprendere che se non di pandemia, il punto di non ritorno e definitiva devastazione individuale / sociale potrebbe essere individuato e derivante da uno scenario economico definitivamente ed irrecuperabilmente compromesso, visti i modesti risultati o gli sconquassi prodottosi sulla cosa pubblica, negli ultimi decenni dall’inizio del nuovo secolo e forse anche prima.

Per inciso, non si sa o non si capisce ad opera e responsabilità di chi! Quasi scioccati, restiamo impietriti da una cascata di buoni propositi propinatici attraverso le varie fonti di comunicazione sociale, giornalistica, cartacea e chi più ne ha più ne metta, da soloni, imbonitori, o scienziati ed economisti reali o presunti tali, conditi ad opinionisti di professione, troppo spesso tuttologi “poltronisti” televisivi dalla carriera incerta. Alla fine, però, invece di farci un’opinione compiuta, finiamo per non capirci più nulla, finiamo per elaborare una sorta di profondo sconforto, di evidente incapacità o mancanza di reazione, nonostante l’ottimismo che ci potrebbe pervadere, come nazione, popolo, sistema, capacità individuale e di gruppo. Ebbene si, il “proclamismo” sembra essere diventata la fede nella quale troppi opinion leader tentano di convogliarci verso destini comuni ammanniti e mansueti, edulcorando la sostanza della prospettiva strutturata e certa, a favore dell’annuncio ad effetto inconsistente ed inutile. Certo, tanti comprendono che si tratta, troppo spesso, di tecniche per, come si dice, tenerci buoni, insomma, una sorta di teoria del caos. Faccio “ammuina” così nessuno riesce a trovare il bandolo della matassa e quindi chi muove le fila. Ma a cosa porta tutto questo?

Cercherò in questa nostra conversazione di non farmi etichettare a favore o contro, ma semplicemente di tentare di identificare un percorso d’analisi che sia concreto, onesto, vero e che sia scevro da ogni condizionamento ideologico, sociale, culturale, economico o fideistico. E sì, perché uno degli sport più in voga in questo nostro fantastico paese e il “faziosismo”, cioè la capacità nazionale di etichettare le idee degli altri, come alleate alle nostre oppure definitivamente antagoniste e quindi, proprio per questo, nemiche! Certo, potremmo dire che tale approccio sia atavico, sin dalla comparsa dell’uomo su questo pianeta; insomma, una certa necessità, di fronte all’ignoto, di classificare l’interlocutore, lo sconosciuto, come quando incontriamo, ancora oggi, un chicchessia e durante la presentazione tentiamo e tendiamo a chiedere, appena possibile e con malcelata nonchalance, quale sia il lavoro che fa o, più elegantemente, di cosa si occupi perché abbiamo la necessità di inquadrarlo: “sarà un amico oppure un pericolo? Mi debbo preoccupare?

Una nuova minaccia all’orizzonte per il mio status quo? Dovro’ difendere i miei interessi ed il mio entourage?”. Tale premessa, quindi, penso sia doverosa, rispetto a quanto analizzo in relazione alle posizioni e dati che girano negli ultimi giorni. Cercherò di riassumere almeno i concetti che mi hanno stupito di più e francamente non sono troppo facile allo stupore sia per l’età che mi vede plus agé che per le varie esperienze maturate nel mondo. Veniamo ai tragici paradossi, palesemente sotto gli occhi di tutti: dobbiamo proteggere il lavoro? Fonte La Stampa, ad aprile crollano gli occupati. In due mesi persi 400.000 posti. Ci sono 740.000 persone in più che hanno rinunciato a cercare un lavoro; agli inizi di maggio qualcuno ha detto che il rapporto con il sistema bancario non sta funzionando. Non voglio difendere il sistema bancario, non sono avvocato e men che meno economista, annoto, però, che molto spesso quell’istituto o quell’altro sono al fianco dell’impresa, per vocazione e mestiere e tante aziende risultano affidate e finanziate.

Sarà che fare impresa implica l’avere a disposizione una serie di strumenti di conoscenza ed esperienza che aiutino a proteggere il percorso dell’azienda? Qualcuno si è mai preoccupato di capire che non esiste legge in Italia che possa obbligare una qualsiasi banca a finanziare un richiedente accesso al credito senza i dovuti strumenti e leve di affidabilità e/o garanzia? Pertanto, meccanismi che permettano l’assunzione del rischio in uno scenario equilibrato e definito che non comporti, alla fine del percorso, potenziali perdite economiche e compromissione esiziale di carriere bancarie che sfocerebbero invece, fatalmente, in nuovi disoccupati, se condite con scelte azzardate e soccombenti? Poi, ci stupiamo che l’erogato di periodo sia la metà del richiesto fino a 25.000 € ed un quarto per gli importi più alti, fino ad oggi e dopo circa 100 giorni dall’inizio della crisi. Altri passaggi di queste ore, indicherebbero il premier irritato da Bonoli… La Confindustria. Quante imprese italiane hanno prodotto un percorso di pura crescita semplicemente confrontandosi con il mercato, con personale, strutture adeguate e scelte strategiche ed economiche morigerate, cercando di competere nel settore di riferimento prevalentemente avendo affidamento, in primis, sulle proprie peculiarità e senza assistenza esterna o sostegni istituzionali? Ebbene, basti una domanda su tutte.

Alitalia riesce a stare sul mercato? Se no, per quali ragioni ancora tenuta in vita dalle Istituzioni Pubbliche? Quale soluzione è la migliore per risolvere definitivamente questa situazione, senza dover ricorrere ad elargizioni statali continue e costanti, l’ultima ipotesi, 3 miliardi? Totale, quanto? Intendiamoci, non ce l’ho con questa azienda e men che meno con i propri dipendenti, e’ solo un esempio, sulla riflessione che con somme come queste in ballo, da sole, si potrebbero risollevare le sorti di tantissime aziende sane e competitive che solo temporaneamente risultano azzoppate per carenza di liquidità a causa del Covid 19. Con dei prestiti ben strutturati nel tempo ed equilibrati negli indici, quindi, potrebbero produrre nuovamente quel circuito virtuoso che farebbe ripartire le stesse imprese e l’economia. Ma, sappiamo tutti che la coperta è strutturalmente corta e si rende necessario selezionare l’intervento. Chi lo deve fare ha tutti gli elementi e l’esperienza della valutazione, giudizio e soluzione? Altro punto cogente, tutti gridano alla necessità di sburocratizzare il sistema paese. Ma chi lo deve fare? Saranno, per caso, quelli che lo dichiarano? Quelli che avrebbero le leve per realizzare questo passo epocale? La realtà, però, continua sotto gli occhi di tutti.

La Francia, Germania ed Inghilterra, mediamente, hanno circa 30 volte di meno dell’Italia in quanto a totale numero di leggi che sovrintendono e regolamentano la nostra vita. Ma veniamo al piatto forte, la ciliegina delle ciliegine più attraenti : nei giorni scorsi ci e’ stata snocciolata una collana di succulenti bocconi, in fila, 750 mld Next Generation Plan, 500 a fondo perduto, 250 prestiti, 172,7 all’Italia di cui 82 a fondo perduto, 40 Spagna, 38 Francia, 28 Germania, ma l’Olanda che frena, il tutto in questa sorta di mutazione genetica repentina in cui vari maghi e maghetti, con poderose bacchette magiche, ci propinano le nuove ricette, anzi d’antico sapor, le nuove parole d’ordine, le stesse evocate per decenni che nessuno e’ mai riuscito a realizzare, forse perché anche se consapevole, chiunque e qualunque fosse il percorso esiziale ed ineluttabile, tutti sapevano che il solo tentare di applicare questi correttivi economici e strutturali avrebbe significato la sicura cessazione del sostegno e consenso elettorale popolare, per sè e per i suoi, cioè probabile fine politica del propugnatore ed oblio se non completa scomparsa del partito che avesse sostenuto questi cambiamenti. Di cosa parlo? Semplificazione, della già citata sburocratizzazione, della lotta all’evasione fiscale etc, etc. Tutte iniziative, certamente necessarie per la ripresa, ma che avrebbero determinato sangue, sudore e lacrime poiché necessari, per l’attuazione di tali riforme epocali, sacrifici, tagli occupazionali e prepensionamenti vari, minor apporto economico e maggiore salvaguardia e controllo della spesa pubblica senza considerare lo scatenarsi di sempre possibili veti contrapposti da parte delle filiere e delle lobby capaci di incidere sul tessuto economico, sociale e culturale del paese, sia nella valutazione di sostegno che in quella di negazione.

Mentre, tutti d’accordo sulle attività che potrebbero determinare nuovi filoni di investimento come l’informatizzazione e modernizzazione del paese. Poi, l’incognita del fattore tempo occorrente per elargire le diverse risorse, specie dall’EU. Si parla dal 2021? Non voglio qui considerare i veti e le rivalse “ostili” di qualche nazione più a nord di noi. Capitolo a parte il ricorso al Mes con la disponibilita’ di circa 37 mld per il sostegno di nostri eventuali interventi nel comparto sanitario su cui sembra aleggiare un confronto molto intenso all’interno della maggioranza. Il resto è cronaca di queste ore con le annunciate novità degli Stati Generali di Conte, il piano Colao ed il piano Bianchi per la scuola. Come si dice, chi più ne ha, più ne metta! Ma, piccola considerazione, se mi chiamassi, come consulente esperto di una determinata materia, dovresti, poi, accettare e sostenere i miei progetti di trasformazione o metterli all’ordine del giorno in Parlamento, non stravolgerli oppure ignorarli. Cottarelli docet. In conclusione, questa pandemia ha creato un pandemonio, avremmo una buona possibilità di cambiare le cose, se a monte vi fosse un piano strategico da perseguire su obiettivi chiari, misurabili e concreti su performance pre definite che a breve, medio e lungo termine garantirebbero il risultato desiderato avviando un volano virtuoso tra la nostra quotidiana realtà, fatta di piccole cose, azioni e necessità, oggi, purtroppo, così lontane dal palazzo e da chi lo conduce.

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