Provocare con condotte errate dolori negli animali è reato

La sensibilità psico-fisica di un animale è molto importante per il benessere generale dello stesso. Con la sentenza del 4 aprile 2019 n. 14734 i giudici della Terza Sezione Penale della Corte di Cassazione hanno dichiarato che anche in condotte che ledono la salute nel corpo e nell’animo degli animali, determinandone sofferenza e dolore, rientrano nel reato dell’art. 727 del codice penale di abbandono e maltrattamento di animali e per questo soggetti a punizioni.

La sentenza n. 14734/2019 vide affrontare uno spiacevole accadimento con protagonisti degli asinelli tenuti in condizioni penose dal loro titolare, causando di conseguenza sofferenze e stress fisico e mentale, tanto che alcuni di loro non riuscivano nè a deambulare e nè a tenersi in piedi.

La Corte valutò che il reato di maltrattamento non è imputabile esclusivamente in comportamenti crudeli ma anche per quelle condotte che causano incuria danneggiando le povere malcapitate creature, le quali essendo esseri senzienti percepiscono il male ( come il bene).

Tutti i comportamenti che non infieriscono direttamente sull’animale ma che ne causano sofferenza, anche per una inadeguata condizione di vita, sono ritenuti veri e propri reati.

Con l’avvicinarsi dell’estate, restando in tema di illeciti, ricordiamo che il tristissimo fenomeno dell’abbandono di cani e gatti è punibile con l’arresto fino ad un anno di carcere e con ammende che vanno dai 1.000 ai 10.000 euro.

La cosa che si raccomanda sempre è quella di far prevalere la legge del cuore senza aspettare che sia quella giuridica a doverci insegnare quali siano i comportamenti giusti ed umani.

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